Keller
Birra ambrata a bassa fermentazione, non filtrata. La kellerbier la puoi chiamare anche zwickelbier e lo apprendo con soddisfazione da Wikipedia perché di Zwick’l ne ho bevuta una cassa intera questo inverno; mi era stata presentata dall’avvenente commessa dello spaccio di alcolici come la birra bevuta dai mastri birrai, prelevata dalla botte tramite “il chiavistello”, da cui deriva il nome in tedesco, per verificarne qualità e preparazione. Era molto buona, la birra. Ma anche la commessa che aveva un gradevole accento tirolese e l’indiscutibile fascino della donna che beve birra senza portarne ancora gli effetti.
Vedo dal sito che la birreria di fabbricazione si trova a Bayreuth e allora si capisce tutto. Ho una speciale predilezione per la cittadina tedesca: qui Richard Wagner, in fuga dai debiti, decise di costruire il teatro per mettere in scena la Tetralogia nella forma definitiva, qui vi sono la casa e la tomba del Meister; qui nacque un personaggio tanto interessante quanto controverso: il filosofo egoista Max Stirner, a cui Nietzsche è debitore nello stile e nel pensiero. Da questi luoghi proviene anche la Maisel Weisse che noi amici sbarbatelli ci gustavamo appena maggiorenni alla Capanna o in Ghiacciaia accompagnata da uno spicchio di limone nel collo della bottiglia; doppio peccato mortale perché i lieviti della weizen rimangono sul fondo se non è versata in un bicchiere e perché al primo sorso la birra al contatto con il limone sbocca a mo’ di spumante (a me capitava). Altri tempi.
Comunque io volevo scrivere della keller che ho bevuto sabato: alla spina, spillata come si deve, con la sua schiuma a preservarne il sapore e fresca quanto basta per una serata di giugno quasi autunnale. Andava giù che era una meraviglia e forse non è stato solo merito dei professionisti di Kulmbach. Saranno stati i tanti amici, sarà stata la musica live, sarà stata la piadina spianata calabra-brie-rucola che mi ha provocato un temporaneo d.a.spo. dal locale…
Insomma, una bella serata.


